Walkability e bambini: andare a scuola a piedi fa bene alla salute e allo sviluppo

Ci si pensa poco, ma la grande maggioranza dei bambini e dei giovani vive in città e può così usufruire delle numerose e svariate possibilità di evoluzione personale che offre l’ambiente urbano, in cui il 15-20% degli spostamenti è fatto da giovani. Peccato però che le nostre città siano troppo spesso luoghi concepiti senza tener conto proprio dei bambini e dei giovani. Gli spazi pubblici e i mezzi di trasporto, pensati da adulti in buona forma fisica per adulti a loro volta in forma, trascurano le esigenze dei bambini e di altre “minoranze”.

 

L’autonomia dei bambini ne è minacciata, con un impatto negativo sulle loro capacità di sviluppo e sul loro benessere. I bambini e i giovani sviluppano abitudini che generalmente conserveranno in età adulta: “abituati” a una mobilità condizionata dall’automobile dei genitori o a un ambiente che dà la precedenza all’automobile, questi cittadini di domani tenderanno a prendere “naturalmente” l’automobile come riferimento. A tal proposito un’indagine svolta dalla città di York, in Inghilterra, tra 15.500 scolari (66% della popolazione scolastica), è rivelatrice. Fra gli alunni della scuola elementare, il 34% è accompagnato in automobile a scuola, ma appena il 15% apprezza questo tipo di trasporto, il 40% vorrebbe andare a scuola in bicicletta, mentre oggi lo fa soltanto il 3%. Nell’insegnamento secondario, il 15% degli allievi è accompagnato in automobile.

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Gli atteggiamenti di questi giovani si avvicinano tuttavia alle inclinazioni degli adulti in termini di facilità e di comodità: l’automobile sarebbe per il 20% di essi il modo preferito di trasporto. L’8,5% utilizza attualmente la bicicletta, ma questo modo di trasporto potrebbe raggiungere il 15%. Interrogati su ciò che amano meno sul percorso casa-scuola, quasi il 60% dei bambini delle elementari indica innanzitutto la congestione del traffico, seguita dall’eccessiva velocità delle automobili e dal timore di avere un incidente. L’accompagnamento sistematico dei bambini sul percorso casa-scuola o altre destinazioni abituali fino a un’età avanzata, e in particolare il fatto di trasportarli, ha impatti considerevoli sul loro sviluppo psicomotorio: non camminando i bambini non elaborano, finendo per perderle, le cosiddette “mappe mentali”, non conoscono per niente il loro quartiere perché i tragitti in automobile per loro sono momenti “nulli” in cui non si apprende e memorizza alcunché, se non una routine senza stimoli.

 

L’invito dei ricercatori è quindi quello di far camminare di più i bambini, soprattutto nei percorsi scuola-casa, per sviluppare il senso dell’orientamento. Pensare che il solo mezzo per muoversi è l’auto nuoce all’apprendistato dell’autonomia e riduce la capacità di adattamento a nuove situazioni. Non camminando i bambini perdono numerose occasioni di socializzazione (frequenza di altri bambini con cui stringere legami, frequenza di altri genitori e adulti sul percorso casa-scuola, scoperta dell’ambiente e così via). Ciò contrasta il loro sviluppo psicosociale: in automobile, i bambini sviluppano atteggiamenti apatici, mancano di tonicità e di attenzione, e questo influisce in particolare sui loro risultati scolastici, poiché la mancanza d’esercizio ha un effetto sull’umore e la capacità di concentrazione, come risulta da studi che comparano la capacità lavorativa di “pendolari” automobilisti e ciclisti.

 

I bambini in tenera età sono d’altra parte sottoposti a stimoli troppo rapidi che non riescono ad assimilare e diventano frustrati, nervosi, poco fiduciosi nelle loro capacità. Tutti questi elementi dovrebbero essere tenuti allora in alta considerazione anche e soprattutto nel momento in cui una famiglia sta pianificando l’acquisto di una nuova abitazione, quando si valutano i pro e contro delle possibili scelte. Assicurare la vicinanza della scuola ai propri figli non è solo una questione di comodità, ma di vera e propria attenzione al loro benessere sociale e fisico.

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