Quando la city è smart la vita diventa più facile

La gente ha sempre cercato di affrontare i problemi delle città in cui vive. E con l’emergere, nel XXI secolo, di informazioni altamente avanzate e tecnologie della comunicazione (TIC), è nato il concetto di “smart city”, la “città intelligente”.

 

Dal momento che il 70% della popolazione mondiale entro il 2050 vivrà nelle città, si tratta certamente di un concetto pertinente in egual misura a città, governi, imprese, investitori e, in primis, cittadini. Una “smart city” è una città che utilizza le tecnologie incorporate in strade, edifici e reti energetiche per offrire soluzioni sostenibili di servizi alla comunità. Perché nessuno possiede più informazioni su una città della città stessa. Gli archivi degli enti pubblici conservano dati geografici, statistiche e risultati di ricerche, e ogni giorno ne accumulano di nuovi sulle fasce d’età della popolazione, sui progetti edilizi, sull’apertura di nuove imprese, sugli spazi verdi.

 

Tutte queste informazioni possono essere di grande aiuto alle amministrazioni: permettono di fare una pianificazione più efficiente, di far risparmiare soldi ai contribuenti e di offrire servizi migliori. Tutti i dati raccolti possono infatti venire utilizzati per migliorare i servizi più importanti che sono utilizzati sia dalle città (ottimizzazione dei trasporti, interventi di emergenza rapida, acqua e gestione dei rifiuti) che dai cittadini (mappe stradali, notizie di reato, luoghi delle fermate dell’autobus). Le “smart city” dispongono di infrastrutture e metodi di comunicazioni progressivi, portando con sé la capacità di offrire soluzioni valide per le vere sfide della vita nel XXI secolo e in quelli a venire.

 

Oltre che efficiente, poi, una “smart city” cerca anche di essere attraente e divertente. Facciamo un esempio. Helsinki – che è anche la capofila del progetto “The Open & Agile Smart Cities (OASC)” che riunisce varie città di tutto il mondo con lo scopo di definire le basi di interoperabilità e la standardizzazione dei dati delle “smart city” del futuro, anche grazie a FIWARE – è ora una delle città più smart d’Europa, grazie alla recente decisione della sua amministrazione di iniziare a utilizzare massicciamente gli open data (cioè tutte le informazioni in qualche modo già presenti nei sui archivi) per rendere la capitale finlandese un posto decisamente migliore in cui vivere. Ma non è sempre stato così.

 

Fino a poco tempo fa, nonostante un’abitudine endemica a un clima non certo clemente, gli abitanti di Helsinki non sapevano cosa aspettarsi dopo un’abbondante nevicata notturna. Lo spazzaneve sarebbe passato in tempo per permettergli di raggiungere il luogo di lavoro? Dall’inverno 2015, però, non c’è più bisogno di fare congetture: il comune di Helsinki ha dotato i suoi mezzi di trasmettitori che ne indicano la posizione su una mappa digitale. Così tutti possono sapere dov’è lo spazzaneve più vicino, che itinerario sta seguendo e perfino se sta sgomberando la pista ciclabile o la sta cospargendo di sale. Lo stesso principio funziona per seguire in tempo reale la posizione di tutti i mezzi pubblici della città, ma gli esempi – non solo legati a Helsinki – possono andare avanti all’infinito e comprendere situazione in tempo reale di traffico e inquinamento, indicazioni precise e fondamentali per le persone ipovedenti, pagamenti di parcheggi e servizi vari tramite smartphone e così via.

 

I campioni d’innovazione europei sono città medio-piccole (tra i 100mila e i 500mila abitanti) del nord – ai primi cinque posti Lussemburgo, Aarhus in Danimarca, Turku in Finlandia, Aalborg e Odense, sempre in Danimarca – ma la tendenza è in aumento esponenziale, e otto grandi città, tra cui Roma, Barcellona e Istanbul, si stanno muovendo sempre più in direzione smart, magari concentrandosi ognuna su un settore specifico, come turismo o mobilità. Perché gli open data che sono alla base delle “smart city” hanno anche l’effetto di aumentare la capacità di una tal area di attivare le imprese, e se un’azienda usa i dati per migliorare i servizi offerti a un cliente o una startup se ne serve per sviluppare un’applicazione a pagamento, il gettito fiscale aumenta, così come aumenta la trasparenza di qualsiasi operazione, visto che gli open data – anche quelli relativi agli investimenti delle amministrazioni – sono, per loro natura, consultabili da chiunque in qualsiasi momento.

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