Gli oggetti diventano autonomi per facilitarci la vita: è l’Internet of Things

Molti di noi, se non probabilmente tutti, avranno visto almeno una volta il film del 1984 Terminator, con Arnold Schwarzenegger. In quella storia di oltre trent’anni fa – pura fantascienza, sembrava allora – compariva in nuce quello che oggi è il concetto alla base dell’Internet of Things (IoT), l’internet degli oggetti. Il futuro distopico da cui proveniva il cyborg Terminator era infatti controllato da Skynet, un sistema tipo il Cloud che con sensori ovunque forniva in tempo reale informazioni sulle persone, l’ambiente, le risorse e così via.

 

Fortunatamente l’attuale IoT è tutt’altro che distopico e sarà sempre di più la via da seguire per migliorare la vita delle persone e per risparmiare risorse. Come? Vediamo di capire un po’ meglio. L’IoT comprende tutti quegli strumenti e applicazioni che permettono non solo e non tanto alle persone di parlare con le macchine, quanto agli oggetti di dialogare direttamente tra loro, con un impatto imponente nella vita di tutti i giorni, in particolare se consideriamo che già oggi gli oggetti comunicanti sono più di sette miliardi e che le stime parlano di 50 miliardi di dispositivi connessi nel 2020. Dai frigoriferi agli impianti d’irrigazione, dai meccanismi di sorveglianza a quelli biomedicali, dal monitoraggio industriale a quello energetico, non c’è un campo che sia escluso dalla diffusione dell’IoT.

 

Ma è stato forse l’esperto di innovazione digitale Kevin Ashton, nel 1999, a spiegare meglio di tutti l’Iot con questa citazione da un articolo del RFID Journal: «Se avessimo computer che sanno tutto quello che c’è da sapere sulle cose – utilizzando dati che hanno raccolto senza alcun aiuto da parte nostra – saremmo in grado di monitorare e contare tutto, e di ridurre notevolmente sprechi, perdite e costi. Sapremmo anche quando le cose necessitano di sostituzioni, riparazioni o aggiornamenti, e se sono ancora attuali o sono ormai obsolete». La maggior parte di noi pensa all’essere connessi in termini di computer, tablet e smartphone. Ma l’IoT descrive un mondo in cui qualsiasi cosa può essere collegata e comunicare in modo intelligente. In altre parole, con l’Internet delle cose, il mondo fisico sta diventando un unico grande sistema informativo.

 

Vediamo di seguito alcuni esempi concreti dell’Internet of Things divisi per campo d’applicazione. Nella macro-area della cura personale, l’IoT è in grado di prevenire la Sids (Sindrome della morte improvvisa del lattante) monitorando in tempo reale il respiro, la pelle, la temperatura corporea, la posizione del corpo e i livelli di attività del bambino e inviando tutto allo smartphone dei genitori (http://mimobaby.com/). Poi esistono speciali tappi per le confezioni delle medicine (in realtà molto più comuni in Nord America che in Europa) con all’interno sensori wi-fi che mandano messaggi alle ore prestabilite dell’assunzione dei farmaci e “dialogano” col proprio medico (http://www.vitality.net/glowcaps.html). Ma connettendo tra loro vari sensori (Accelerometer, Gyro, Video, Proximity, Compass, GPS, ecc) si può ottenere un centro portatile di controllo delle proprie attività fisiche che studia tutto il giorno i movimenti, i luoghi e le tabelle complete degli esercizi fisici.

 

Nel settore “casa”, molto interessanti sono i termostati “smart”, che sanno da soli le nostre abitudini, percepiscono la presenza o meno di persone nei vari ambienti, si regolano anche in base alle previsioni del tempo, portando a un risparmio di oltre il 30% sulla bolletta (https://nest.com/). Stesso principio per certe lampade di nuova generazione, che non solo si spengono da sole ma ci possono anche avvertire – cambiando colore – quando il nostro autobus è a cinque minuti di distanza (http://postscapes.com/smart-outlets). Tantissime poi le possibilità dell’Iot in città, dove ci può indicare immediatamente un posto auto libero per non perdere tempo e inquinare meno (http://www.streetline.com/parking-analytics/), può indicare alle ditte incaricate quali cassonetti e cestini dei rifiuti occorre svuotare (http://bigbelly.com/solutions/stations/), può monitorare l’inquinamento, le luci stradali o rendere la rete elettrica più efficiente (http://www.awesense.com/products/).

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