Cosa manca nell’era dell’informazione

Viaggiare e spostarsi, per turismo o per lavoro, è diventato negli ultimi quindici, vent’anni sempre più facile e usuale, grazie all’avvento delle compagnie aeree low cost, agli accordi di Schengen, a internet. E proprio il web, rispetto ai tempi delle agenzie di viaggio o delle prenotazioni telefoniche, ha ampliato a dismisura le possibilità di scelta di un albergo o di un alloggio per un soggiorno lontano da casa, anche per pochi giorni.

 

Tuttavia, a volte, tra le innumerevoli informazioni di cui possiamo apparentemente disporre, le più importanti per noi sono assenti o addirittura errate, con conseguenze poco piacevoli. A tal proposito, Alessandro, giornalista e critico teatrale, racconta la sua esperienza. «Quando, agli inizi degli anni novanta, mi recavo in metropoli come New York, Parigi o Londra, una volta individuato l’alloggio che potevo permettermi la domanda seguente era “ma dove si trova?”, evasa regolarmente dall’agente di viaggio con un generico “in centro”. Peccato poi che il “centro” di mio interesse fosse a venti fermate e tre cambi di metropolitana dall’albergo, trasformando il soggiorno in un continuo spostamento.

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Erano altri tempi, è vero, ora ogni albergo e ogni agenzia di affitti di breve durata ha un sito internet su cui Google Maps ti mostra esattamente posizione e distanze, ma anche così i problemi non sono risolti. Qualche tempo fa ho prenotato online un hotel a Utrecht, in Olanda. Ho optato per una struttura fuori dal centro storico poiché, arrivando con un’auto a noleggio, mi dava la possibilità di un comodo parcheggio, mentre per i miei spostamenti in loco avrei noleggiato una bicicletta. Ed ecco le sorprese: il noleggio, segnalato sul sito a pochi passi dall’albergo, era in realtà a un paio di chilometri di distanza (e naturalmente quel giorno pioveva pure), inoltre l’albergo si trovava in una sorta di svincolo tra la cintura urbana e quella extra-urbana, costringendo di fatto il ciclista a complesse e pericolose manovre per imboccare la pista ciclabile più vicina. Insomma, la mia unica esigenza del viaggio a Utrecht, quella dello spostamento in bicicletta – tra l’altro nel paese con più piste ciclabili al mondo – è stata disattesa per l’incompletezza o comunque la non totale esattezza dei dati in cui mi sono imbattuto.

 

Un episodio simile mi è accaduto a Bruxelles. Anche in questo caso ho scelto un mini-appartamento (ero lì per lavoro e la permanenza sarebbe stata troppo lunga da trascorrere in albergo) non nel centro storico ma comunque a una distanza “ciclabile” tra i tre e i quattro chilometri. Il sito da cui ho gestito la prenotazione mi indicavo poi che la zona in cui avrei risieduto era ottimamente servita da pub e ristoranti in cui, dopo la giornata lavorativa, potersi rilassare un po’. Di nuovo, però, le sorprese erano in agguato.

 

Da nessuna parte, su internet, era indicato che la zona della capitale del Belgio in cui mi trovavo fosse in buona sostanza una collina, anche piuttosto ripida: comodissima per scendere al lavoro, praticamente impossibile, in bici, da risalire, con pendenze davvero da professionista. Insomma, di sera il ritorno a casa era un incubo. Non da meno la situazione ristoranti e pub. Ce n’erano tanti, è vero, ma essendo in una zona quasi esclusivamente di uffici (il “Quartiere europeo”) di sera erano tutti chiusi. In questo caso avrei forse potuto informarmi meglio io (il tempo di fare sempre tutto alla perfezione è però difficile da trovare), ma possibile che su internet a nessuno sia venuto in mente di segnalare che il Quartiere europeo è su una collina ripidissima?

 

In quanto a dati e informazioni, rispetto al passato, oggi non c’è paragone nel momento in cui si deve scegliere un alloggio lontano da casa, ma spesso la sensazione è che le informazioni siano troppe e disaggregate, quasi impossibili da vagliare tutte in base alle nostre esigenze. Ed è un peccato, perché una vacanza o una permanenza in luoghi diversi dalla nostra consueta residenza sono situazioni in cui si è investito denaro, aspettative ed energie, e viverle non al meglio lascia sempre l’amaro in bocca».

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